Il futuro della chimica

 

Sabato primo dicembre a Torino si è tenuto il convegno “Chimica: ieri, oggi e domani” organizzato dall’Ordine dei chimici e dei fisici. Si sono susseguiti interventi molto interessanti, che mi hanno portato a fare una serie di riflessioni sul ruolo della chimica oggi. È un post diverso da quelli che di solito ospita il blog, ma mi sembra adatto come post di fine anno.

La chiave emersa dal convegno secondo me sta nell’accezione della chimica, variata nel corso del tempo. In passato la chimica ha portato benessere e sviluppo: dalla produzione di nitrati e quindi di fertilizzanti che hanno contribuito a una forte spinta verso l’alto nella crescita demografica mondiale, alla creazione di nuove sostanze come la plastica. La chimica ha portato anche a guerre per l’accaparramento delle materie prime e alle armi chimiche, ma nel complesso ha avuto un impatto positivo e di sviluppo per la popolazione mondiale.

Oggi invece la chimica ha una connotazione quasi esclusivamente negativa. Da un lato deve fare i conti con i problemi che la chimica di ieri ha lasciato: inquinamento, sfruttamento delle risorse, malattie correlate all’inquinamento ambientale (pensiamo all’amianto, alle acciaierie, alle diossine e alle falde inquinate da pesticidi e metalli pesanti). Dall’altro lato tutto ciò che è chimica è considerato negativo. Così compaiono i prodotti “senza chimica” (sic), i prodotti naturali in contrapposizione alle sostanze di sintesi.

La chimica di oggi deve rimediare agli errori della chimica di ieri. Però la chimica di oggi viene anche in soccorso alla chimica stessa, grazie allo sviluppo di nuovi processi e nuovi materiali, e di nuove strategie per rimediare ai danni che la chimica ha fatto in passato.

E la chimica di domani? Secondo i relatori del convegno, la chimica del futuro contribuirà nuovamente al miglioramento delle condizioni di vita del mondo, senza gli impatti negativi che ha avuto in passato. Sarà fondamentale per quei filoni di cui oggi si comincia a sentir parlare: economia circolare, sviluppo sostenibile e umanesimo integrato. Come ha giustamente sostenuto il dott. Roberto Ronco della Regione Piemonte (settore ambiente, governo e tutela del territorio), un passo positivo è lo spostamento dell’Ordine dei chimici e dei fisici dalla tutela del Ministero della Giustizia a quella del Ministero della Sanità. Si è finalmente capito che i chimici non sono quelli che inquinano, ma hanno competenze in materia ambientale e di salute pubblica. Sono attenti all’ambiente e alla salute delle persone e grazie allo sviluppo odierno sono in grado di rimediare ai danni che i loro predecessori hanno prodotto.

Quello che, a mio parere, la chimica di domani dovrà fare è un cambio di immagine. La chimica deve raccontare sé stessa nel modo giusto per perdere l’accezione negativa che oggi la accompagna. Oggi la chimica è ancora considerata una materia ostica e difficile e quello che non si conosce spaventa e assume una connotazione negativa. La chimica deve imparare a raccontarsi. I chimici devono imparare a raccontare la chimica nel modo giusto, obiettivo, per allontanare teorie complottiste, visioni negative e il proliferare di prodotti naturali e senza chimica (che tra l’altro non hanno alcun senso).

Da quando 150 anni fa Mendeleev cominciò a raggruppare gli atomi in base a caratteristiche comuni, creando la famosa Tavola periodica, la chimica ha fatto passi enormi, non sempre tutti giusti e finalizzati a un progresso positivo. È sempre stata associata a qualcosa di negativo, per l’inquinamento che ha prodotto, per le grosse fabbriche con grandi impatti ambientali e visivi. Ma soprattutto, credo, per colpa dell’avidità e del senso di onnipotenza tutti umani. Oggi dobbiamo fare i conti con un’immagine negativa, anche se i chimici stanno facendo sforzi enormi per trovare nuovi processi e materiali con un basso impatto sull’ambiente e grandi vantaggi per tutti. Abbiamo capito che dobbiamo mettere una regola al numero potenzialmente infinito di sostanze che siamo in grado di produrre (con il REACH), raccogliendo l’eredità e il lavoro di classificazione iniziato proprio da Mendeleev. Domani la chimica sarà a servizio dell’uomo e dell’ambiente, senza più danneggiarli.
Sarà compito dei chimici e di chi racconta la chimica farle cambiare reputazione.

L’altro grosso filone che è emerso riguarda la collaborazione di tutti per risolvere problemi complessi, ma di questo voglio parlare su LinkedIn con un post a parte, perché credo sia un argomento importante per tutti i settori, non solo quello chimico.

Concludo con una frase che ha pronunciato il prof. Zecchina, professore emerito dell’Università e membro dell’Accademia dei Lincei.

Il futuro sta nella cultura e nella creatività libera.