Giallo (o verde) cromo

Questa primavera i TG di tutto il mondo hanno dato la notizia, ma il problema è noto da tempo. Le varie sfumature del giallo, tipiche della pittura di Vincent van Gogh, ma anche di altri impressionisti come Manet e Renoir, sono a rischio. I composti che costituiscono questi colori sono purtroppo poco stabili dal punto di vista chimico e fotochimico, che vuol dire che tendono a reagire facilmente con altri composti e a degradarsi a causa della luce del sole. Il risultato è un viraggio del colore da giallo a bruno.

Il composto alla base del “giallo van Gogh” è il cromato di piombo, o giallo cromo. È usato dal XIX secolo, e fu ottenuto dal chimico francese Vaquelin. La sua fabbricazione prevede la combinazione del cromato di sodio o di potassio con l’ossido di piombo.
Contendo cromo e piombo, il composto è tossico, ma ironicamente i pigmenti più pericolosi sono anche quelli che hanno colori più intensi. E infatti i pittori del diciannovesimo secolo sono stati subito attratti dalle possibilità espressive che questi pigmenti di nuova formulazione offrivano e che hanno potuto essere introdotti sul mercato grazie all’evoluzione delle tecniche di sintesi.
Alcuni di questi pigmenti moderni si sono dimostrati nel tempo più reattivi relativamente a luce, temperatura e umidità, rispetto ai materiali naturali dell’arte tradizionale. Il cromato di piombo è un pigmento dalla media stabilità e a volte tende a ossidarsi e scurirsi col tempo, e ad annerire a contatto con l’aria e altre sostanze. Come colore non è molto coprente e ha un basso potere colorante, però è trasparente e lucente. È stato usato fino a tempi recenti, poi è stato progressivamente sostituito dal giallo di cadmio, che ha una maggiore brillantezza nel tempo e una minore tossicità.

L’annerimento del cromato di piombo (PbCrO4) è legato alla riduzione del Cromo VI (il numero di ossidazione del cromo nel cromato di piombo) a Cromo III. In particolare, si degrada formando principalmente ossido di cromo (Cr2O3 .2H2O), accompagnato da altri composti del Cr III come solfati o acetati idrati. Il Cromo III ha un colore “verdastro” che è il responsabile del viraggio dei bellissimi gialli dei girasoli di van Gogh a un verde-marrone poco attraente.

Ma allora se questo giallo era usato da Van Gogh e da altri pittori più o meno contemporanei, perché solo alcuni quadri presentano questo difetto?

In realtà, esistono varie tipologie di giallo cromo, che dipendono da una diversa composizione chimica (possono essere presenti sia come cromato di piombo vario che come precipitati con cromato di piombo e solfato di piombo) e da una diversa struttura cristallina. La tonalità che va dal giallo-arancio al giallo-pallido riflette il diverso contenuto di solfato, dove un maggiore contenuto di solfato produce sfumature di colore giallo più pallido. Quelli con maggior contenuto in solfato sono anche i più sensibili alla luce e i più inclini a degradarsi, mentre i pigmenti non contenenti zolfo nella loro struttura sono più stabili. Inoltre, van Gogh acquistava sempre gli stessi pigmenti presso lo stesso negozio di Parigi, ma talvolta, a causa degli eterni problemi economici che lo affliggevano, era costretto a ripiegare su altri fornitori, con esiti purtroppo differenti.

Il problema, non è visibile a occhio nudo, se non dopo molti anni di esposizione, e sicuramente in passato non era possibile spiegare fino in fondo questa alterazione, anche perché non avendo immagini di come queste opere si presentavano all’epoca della realizzazione, risulta anche difficile capire di quanto sia variato il colore nel tempo. In ogni caso la degradazione del colore è risultata particolarmente evidente dove il colore è stato mischiato ad altri per ottenere la tonalità di verde voluta dal pittore. Molto meno “a rischio” sembra invece essere l’arancio dello sfondo, poiché il pittore usò un altro pigmento, con un più basso contenuto di zolfo e quindi più resistente alla degradazione.

Oggi vari ricercatori nel mondo si sono affidati a tecniche spettroscopiche nuove che, mostrando i diversi stati di ossidazione del cromo, consentono di capire perché il giallo di cromo diventa più scuro. Grazie a tecniche microscopiche ai raggi X è stato anche possibile notare una diversa distribuzione delle specie di cromo nelle diverse parti dei quadri, dovuta forse all’attrito meccanico causato dall’applicazione di vernici protettive sopra il dipinto. Mentre sembra che la vernice protettiva presente sopra il dipinto non influenzi la degradazione di questi colori.

E così, mentre la bellezza dei girasoli di van Gogh va appassendo, la chimica indifferente prosegue il suo cammino distruttivo, ma le nuove tecniche di analisi ci stanno svelando segreti fino a pochi anni fa impensabili sui materiali e le tecniche pittoriche dei maestri. L’ulteriore passo avanti è cercare di capire come prevenire o rimediare alla degradazione dei pigmenti per tentare di conservare la bellezza artistica per le generazioni future senza danneggiare i dipinti.