Farine esplosive

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Pensi alla farina e ti vengono in mente torte e pane, immagini allegre, casalinghe. Non le assoceresti mai alla morte, a nastri bianchi e rossi che delimitano un incidente. Come fa la farina a esplodere, a causare morti e feriti? Le esplosioni sono associate alle bombe, o al massimo a solventi e sostanze chimiche pericolose, non di sicuro a farina e cereali.
Quando qualche anno fa tenevo corsi sulla sicurezza sul lavoro ad apprendisti occupati in vari settori, un ragazzo si stupì moltissimo quando gli dissi che il suo era un lavoro con un certo pericolo: lavorava in un mulino. Le reazioni davanti a queste affermazioni e alla notizia dell’incidente avvenuto qualche settimana fa sono le medesime: incredulità e stupore.

Le polveri molto fini come farine, cereali, granaglie possono rappresentare un rischio di esplosione non indifferente, tanto che i silos di stoccaggio di questi prodotti sono considerate atmosfere potenzialmente esplosive. Vediamo allora come fa la farina ad esplodere, e perché un silo di farina è un’atmosfera esplosiva.

Perché le farine esplodono?

I silos di cereali sono depositi o locali situati all’esterno o all’interno di un edificio, nei quali sono immagazzinati prodotti come frumento, grano, riso. Se subiscono un’operazione di macinatura prima dello stoccaggio, i cereali possono avere una granulometria molto fine.
Se la dimensione delle particelle è sufficientemente piccola, le particelle, una volta miscelate con aria, possono originare un’atmosfera esplosiva. In ogni caso, anche se i cereali hanno dimensioni superiori, bisogna considerare che le parti solide normalmente generano polveri.
All’interno dei silos l’aria è sempre presente; i cereali immagazzinati formano strati depositati di polvere. Durante le operazioni di carico e scarico, questi strati generano una nube continua dovuta al ricircolo dell’aria. Le polveri disperse in aria formano nubi di atmosfera esplosiva: quando queste nubi vengono in qualche modo innescate, sono in grado di ossidarsi in modo talmente rapido da generare un’esplosione.

La reattività della polvere è tanto maggiore quanto più piccole sono le particelle che la compongono. Una riduzione di 1/8 della dimensione della particella determina un incremento dell’800% nella superficie esterna. Questo vuol dire che una superficie maggiore è esposta all’aria e a eventuali fonti di innesco. Più i cereali sono macinati finemente, dunque, maggiore è la probabilità che possano causare una nube che può esplodere facilmente.

La farina è una polvere altamente esplosiva, se dispersa in aria nelle giuste proporzioni, e con un innesco adeguato. Ha un potere esplodente maggiore di moltissimi gas, anche se si accende con maggiore difficoltà. Per creare gli stessi danni occorrono più chili di tritolo che di farina. A causa dell’elevata pressione che si crea poi, è facile che l’esplosione si estenda alle aree confinanti, come avvenne per esempio nell’incidente del Molino Cordero a Fossano. Inoltre, gli incendi provocati da esplosioni di farina sono molto difficili da domare: è infatti ben difficile spegnere il fuoco di una polvere non penetrabile all’acqua come è la farina.

Il rischio di esplosione esiste quando sono compresenti vari elementi:

  • un comburente: ad esempio l’ossigeno dell’aria
  • un combustibile: nel nostro caso le polveri di cereali e le farine
  • un punto d’infiammabilità o una sorgente di accensione.

Per esempio, nel caso del riempimento di un silos, la concentrazione di polveri è molto elevata. L’atmosfera diventa quindi pericolosa: l‘aumento della temperatura o una semplice scintilla può causare un’esplosione. Durante la movimentazione delle polveri possono originarsi cariche elettrostatiche che fungono da fonte di innesco, dando quindi il via a un’esplosione. Un’altra fonte di accensione è costituita dall’eventuale processo di fermentazione del prodotto immagazzinato, che causa la formazione di gas di fermentazione.

Atmosfere esplosive

Cosa fare allora? È necessario considerare i silos che contengono cereali macinati e farine come atmosfere esplosive, come anche tutte le operazioni di movimentazione di farine e cereali in grani che, abbiamo visto, possono generare cariche elettrostatiche che possono fare da innesco. Per queste atmosfere esiste la cosiddetta normativa ATEX, che fa riferimento a due direttive comunitarie riguardanti il rischio dovuto alla presenza di atmosfere potenzialmente esplosive: la 2014/34/UE e la 99/92/CE. Nelle zone con atmosfere potenzialmente esplosive occorre mettere in atto tutta una serie di misure per ridurre al minimo la possibilità di esplosione (in particolare, eliminando la fonte di innesco, poiché sulle altre due condizioni che portano al verificarsi di un’esplosione, nel nostro caso, è più complicato agire). Le apparecchiature devono avere requisiti particolari, ad esempio, ed è necessario evitare la formazione di scintille (evitando l’uso di telefoni cellulari e altri dispositivi simili).

Il problema, tuttavia è il carattere innocuo della farina. Mentre chiunque è d’accordo a prestare attenzione a solventi e prodotti chimici infiammabili, spesso si tende ad abbassare la guardia davanti a un prodotto che richiama ricordi piacevoli. Il cibo non esplode! Le conseguenze però sono le stesse, facciamo attenzione.

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